Medici in fuga: il lavoro in corsia peggiorato negli ultimi 10 anni. Questo è il mantra che sentiamo ripetere da anni, specie dal post pandemia. Ma è veramente così? Scopriamolo insieme.
L’attuale panorama del Servizio Sanitario Nazionale italiano è caratterizzato da una crescente problematica: la fuga dei medici dagli ospedali. Secondo un’indagine condotta dall’Anaao Assomed, il 72% dei camici bianchi ha manifestato l’intenzione di abbandonare il SSN, un dato allarmante che supera le percentuali osservate in altri paesi.
Medici in fuga per condizioni di lavoro insostenibili
Il sondaggio ha rivelato che l’87% dei medici e dirigenti sanitari intervistati non riesce ad avere una vita privata soddisfacente, mentre il 96,5% è sottoposto a carichi di lavoro eccessivi. Questi fattori, combinati con l’alto numero di notti di guardia e reperibilità in corsia, rendono la vita ospedaliera poco attrattiva. Le condizioni non sono migliorate nel corso degli anni, nonostante alcune lievi migliorie registrate, come l’aumento di medici nella fascia dai 31 ai 40 anni grazie a nuove assunzioni derivanti dai provvedimenti straordinari adottati durante la pandemia. Questo incremento non riguarda solo gli specializzandi. È stato osservato anche un significativo calo del numero di colleghi che lavorano dopo la notte di guardia, violando la normativa sui riposi.
Tuttavia, nonostante questi miglioramenti, ci sono aspetti critici che non hanno visto progressi. Ad esempio, il numero di coloro che dichiarano di lavorare con un surplus orario annuale compreso tra 150 e 250 ore (40%) non è diminuito, e il mancato recupero del giorno festivo non usufruito per reperibilità attiva/passiva continua a essere un problema lamentato da oltre il 50% dei partecipanti al sondaggio.
Nonostante l’introduzione di nuove risorse durante la pandemia, i carichi di lavoro rimangono sostanzialmente invariati, con numeri simili a quelli del 2014 per pazienti visitati in corsia, notti e reperibilità, e festivi.
Trend critici nelle specializzazioni
La tendenza alla fuga si riflette anche nelle scelte di specializzazione, con un rapido esaurimento dei posti nelle specialità più spendibili fuori dal SSN. Specializzazioni come cardiologia, dermatologia, e pediatria sono sempre più richieste al di fuori dell’ambito pubblico, accentuando la carenza di personale nelle corsie ospedaliere.
Impatti della fuga dei medici
La mancanza di adeguata copertura medica nei reparti ospedalieri crea una serie di problemi, tra cui il mancato rispetto delle normative sulle ore di lavoro, il surplus orario annuale, e il mancato recupero dei giorni festivi. Questi fattori, insieme alla mancanza di sostituzione durante la gravidanza nell’85% dei reparti, contribuiscono all’elevato livello di stress e burnout tra i medici.
Le richieste dei medici per il cambiamento
Il sondaggio conclude con una serie di suggerimenti per migliorare la situazione. Dal punto di vista economico, si richiede una retribuzione differenziata per le varie specializzazioni e un incremento dei salari in linea con la media europea.
Dal punto di vista organizzativo, è necessario:
- ridurre l’eccessiva burocrazia;
- adeguare i carichi di lavoro rispettando l’orario di lavoro;
- incrementare i posti letto ospedalieri.
Dal punto di vista strategico, si propone:
- l’eliminazione della nomina politica dei Direttori Generali;
- un miglioramento della collaborazione tra dirigenza e middle management a livello ospedaliero.
La risposta del Governo Meloni
Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed, denuncia che il 2024 si apre con la conferma della fuga dei medici dagli ospedali, e stima che 7mila colleghi lasceranno il servizio pubblico. Critica il governo Meloni per non aver affrontato in modo adeguato la questione, sottolineando la mancata premiazione degli operatori sanitari nella Manovra. I sindacati chiedono interventi concreti e una risposta su come rendere più attrattiva la professione medica nel servizio pubblico.
In conclusione, la fuga dei medici dagli ospedali rappresenta una minaccia crescente per il Servizio Sanitario Nazionale italiano nel 2024. Affrontare questa problematica richiede interventi urgenti da parte del governo per migliorare le condizioni di lavoro, la remunerazione e l’attrattività della professione medica nell’ambito pubblico.











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