Fare il medico in RSA ai tempi del Covid-19

 

Scegliere di fare il medico in RSA è una delle possibili ed interessanti opportunità per un medico neolaureato che si affaccia al mondo del lavoro (leggi qui se vuoi conoscere quali sono gli altri sbocchi lavorativi  ) ma anche una scelta formativa per qualsiasi professionista (Medico di Base, specialista Geriatra, Fisiatra, Internista…) che voglia approcciarsi al lavoro non ospedaliero.

La pandemia di COVID-19 ha colto alla sprovvista l’intero Sistema Sanitario nazionale, ancora di più le strutture sanitarie sul territorio, tra cui le numerose RSA che sono state coinvolte, o forse sarebbe meglio dire travolte, da questa emergenza. 

Ma cosa significa lavorare in RSA? Quanto si guadagna? Qual è la situazione attuale in piena emergenza COVID? In questo articolo vi racconto com’è la vita del medico in RSA e quale è stata la mia esperienza sul campo bergamasco tra marzo e aprile. 

Il lavoro del medico in RSA prevede di occuparsi della gestione sanitaria di un buon numero di ospiti anziani e non; nelle strutture residenziali infatti vengono ricoverati sia pazienti anziani che pazienti più giovani con esigenze assistenziali particolari, per esempio gravi disabilità o situazioni famigliari a rischio segnalate dagli Assistenti Sociali. 

 

Il ruolo del medico in RSA

 

Premettendo che le RSA sono strutture private e che quindi ciascuna realtà si organizza secondo le proprie necessità, in generale il lavoro del medico in RSA prevede di occuparsi della gestione sanitaria di un buon numero di ospiti anziani e non.

Nelle strutture residenziali vengono ricoverati sia pazienti anziani che pazienti più giovani con esigenze assistenziali particolari, per esempio gravi disabilità o situazioni famigliari a rischio segnalate dagli Assistenti Sociali. 

Inoltre le strutture sanitarie territoriali ad oggi contengono svariate unità d’offerta: dalla vera e propria RSA, alle Cure Intermedie (ricoveri “ponte” tra l’ospedalizzazione e il rientro a domicilio), reparti di Riabilitazione specialistica, RSD (Residenze Sanitarie per Disabili e Psichiatrici), Centri Diurni… Pertanto il tipo di lavoro offerto è vario e stimolante.

Il medico entra a far parte di una equipe sanitaria composta da Infermieri, ASA e OSS, Fisioterapisti ed Educatori che collaborano quotidianamente, facendosi carico di ogni aspetto della vita dell’ospite. 

Organizzazione del lavoro in RSA

 

La giornata tipo inizia verso le 8-9 del mattino, a seconda dell’organizzazione del singolo reparto, con un giro visite simile a quello ospedaliero, in cui il medico valuta insieme all’infermiere le criticità. 

Dopo aver visitato i pazienti, scritto il diario giornaliero, modificate eventuali terapie, prescritti esami ematici, ci si occupa della parte burocratica, il rinnovo dei PAI (Piani Assistenziali Individualizzati), prescrizione o rinnovo di contenzioni (spondine al letto, tavolino in carrozzina…), somministrazione di scale di valutazione (es. MMSE, Barthel, UCLA…) per il monitoraggio dello stato dell’ospite. 

A meno di urgenze, la giornata termina in tarda mattinata o nel pomeriggio a seconda delle turnazioni, e può proseguire su reperibilità telefonica retribuita durante la notte e nei weekend, giorni in cui non è fisicamente presente il medico in struttura ma può essere chiamato al bisogno. Resta inteso che il medico è reperibile sull’intera struttura e quindi, se ci sono più unità d’offerta, avrà in carico tutti i reparti.

Pazienti delle RSA

Le Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa) sono strutture socio-sanitarie dedicate ad Anziani non autosufficienti, che necessitano di assistenza medica, infermieristica o riabilitativa, generica o specializzata.

Attualemente in Italia se ne registrano 4629.

 

Quanto guadagna un medico in RSA?

 

Facciamo un po’ di chiarezza ora su un tema non meno nobile, ovvero quanto si guadagna? Premettendo che i contratti in strutture private sono abitualmente in Libera Professione, di durata annuale, il guadagno dipende dal regime contributivo a cui si è soggetti. Si parla di guadagni lordi, a cui bisogna sottrarre la quota contributiva Enpam e l’imposta statale (per maggior chiarezza a riguardo consultare qui

Il compenso orario per assistenza medica attiva in reparto si aggira intorno ai 30-35€ , la reperibilità notturna e dei weekend subisce una variabilità a seconda delle strutture e dei contratti. In generale un turno notturno di reperibilità viene retribuito 50-60€. 

Sia durante la notte che nei weekend ogni rientro in reparto resosi necessario per urgenze viene retribuito con il normale compenso orario più una aggiunta per la chiamata. 

Le ferie vengono organizzate liberamente e senza vincoli con gli altri Colleghi, poiché prestando attività in Libera Professione non sono previsti vincoli di giorni.

 

La mia esperienza in RSA bergamasca durante la pandemia

 

Una breve parentesi per raccontarvi della mia esperienza sul territorio durante la pandemia. 

Sono un medico libero professionista e dal 2019 lavoro in una struttura residenziale bergamasca.

Come tutti, anche noi a marzo ci siamo ritrovati in piena tempesta e seguendo le direttive regionali e di ATS ci siamo preparati come meglio potevamo a ciò che stava accadendo: la struttura è stata chiusa completamente ad ogni esterno, parenti compresi. Sono stati istituiti controlli della temperatura a inizio di ogni turno per tutti gli operatori sanitari e non, a cui venivano forniti quotidianamente DPI adeguati. Sono stati predisposti percorsi in entrata (puliti) e percorsi in uscita (sporchi) dai reparti, zone filtro e zone di disinfezione. Ogni rialzo termico degli ospiti veniva prontamente segnalato e posto in isolamento standard da droplets.

Il turno per noi medici iniziava presto in quei giorni, perché di notte non si riusciva a dormire; la mattina ci si vestiva nelle zone filtro come astronauti sulla luna con copricalzari, tute idrorepellenti, copricapo, maschere FFP2, visiere e doppio paio di guanti.  

Il giro visite era d’obbligo, perché le condizioni cliniche mutavano repentinamente: la febbre saliva, la saturazione oscillava attorno a valori mai visti prima, l’ossigeno veniva erogato a litri. Le armi a nostra disposizione erano poche, anche perché poche erano le evidenze scientifiche. Reperire l’ossigeno e alcuni farmaci non è stato sempre semplice, né tantomeno poter inviare pazienti nei Pronto Soccorsi già strabordanti.  

Eravamo soli. Soli a far fronte alle paure dei nostri pazienti, dei parenti a casa che quotidianamente tenevamo aggiornati con videochiamate quando possibili, soli a fronteggiare le nostre stesse paure, di trovarci inermi difronte a questa tragedia. 

 

Fare il medico in RSA oggi: cosa è cambiato

 

La situazione ad oggi nelle RSA ( a fine 2020) è certamente più sotto controllo. Da direttiva vigente l’accesso alle strutture residenziali è ancora precluso a visitatori esterni. E’ stata mantenuta la rilevazione della temperatura sia per ospiti che per operatori più volte al giorno. 

I protocolli della gestione COVID cambiano repentinamente ma la linea generale è che ogni caso sospetto va segnalato, isolato e testato con tampone nasofaringeo. 

I nuovi ingressi in struttura, nonostante vengano testati a domicilio o nella struttura dimettente, sono posti per un periodo di isolamento in reparti dedicati, in cui gli operatori lavorano con le massime protezioni (FFP2, camici monouso, visiera e guanti), per essere poi nuovamente testati con tampone nasofaringeo e se negativo alloggiati nel reparto definitivo.

 

Incentivi COVID per medici

 

Si è molto parlato di incentivi economici per medici che hanno lavorato durante l’emergenza COVID. L’ENPAM per esempio ha messo a disposizione incentivi per colleghi che hanno ridotto il fatturato nei mesi di emergenza a causa delle forzate restrizioni, o per i famigliari di colleghi rimasti vittime in questa pandemia. 

Noi medici territoriali non abbiamo ricevuto ad oggi nessun incentivo economico per il lavoro prestato.

 

Conclusione: perché scegliere di fare il medico in RSA?

Fare il medico in RSA vi permette di gestire giorno per giorno un buon numero di pazienti, di instaurare un rapporto di fiducia reciproca con ospiti e parenti, avendo la preziosa possibilità di confrontarvi in equipe. 

In conclusione, se siete medici neolaureati, colleghi in cerca di un lavoro che possa offrirvi stabilità economica e flessibilità oraria, medici di base o specialisti che vogliono sperimentarsi sul campo prima di prendere in carico un ambulatorio, fare il medico in RSA è il lavoro che fa per voi. 

Dott.ssa Mangili Benedetta, nata a Bergamo il 17/12/1992. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Brescia il 5/10/2017 . Da tre anni nel burrascoso mondo del lavoro, districandomi tra Continuità Assistenziale, sostituzioni di Medici di Base, Medico di gare sportive, Medico in RSA e per non farmi mancare nulla sostenitrice del temuto SSM2020. Attualmente in attesa di ingresso in specialità.

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