Autorizzazione sanitaria e requisiti minimi in odontoiatria

da | Ultimo aggiornamento 09/04/2021 | Studio Medico | 0 commenti

La storia e la normativa sui requisiti minimi e l’autorizzazione sanitaria in odontoiatria sono un tema complesso e il nuovo corso delle autorizzazioni sanitarie nasce con il DLgs. 502/92 art 8 ter.

Nel dettaglio questa normativa:

  1. obbliga l’odontoiatra a richiedere le autorizzazioni al Comune o, se si tratta di una struttura sanitaria complessa, alla Regione;
  2. esclude gli studi dentistici dall’obbligo di autorizzazione e prevede questa pratica solo per chi effettua complesso procedure chirurgiche e diagnostiche invasive;
  3. rende obbligatoria l’osservanza dei requisiti minimi per tutte le strutture, compresi gli studi dentistici.

Autorizzazione sanitaria e requisiti minimi: due strade diverse

Se l’autorizzazione sanitaria è obbligatoria per alcuni studi odontoiatrici, l’osservazione dei requisiti minimi è obbligatoria per tutti.

Tuttavia manca, nel primo caso, una reale definizione delle procedure invasive creando un contesto in cui le interpretazioni hanno un ruolo prevalente.

Tutto questo ha anche portato alla perdita di autorità e credibilità dei rappresentanti delle associazioni odontoiatriche agli occhi delle istituzioni, con tutto quello che ne consegue.

Altrettanto importante è ricordare che la Riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001 ha dato alle Regioni potestà legislativa che concorre con quella dello Stato in ambito sanitario.

In tema di autorizzazioni sanitarie e requisiti minimi, lo Stato detta i principi generali e la Regione definisce i dettagli. Tuttavia, le autorità regionali devono attenersi alle norme statali, senza dettare regole meno restrittive.

In particolare, per gli studi dentistici che non effettuano procedure invasive, le singole Regioni hanno:

  1. tentato di proporre leggi più permissive, tutte impugnate e bocciate dalla Corte Costituzionale;
  2. adottato regole più restrittive, imponendo a tutti gli odontoiatri di richiedere l’autorizzazione sanitaria.

Due vie diverse in materia di autorizzazione sanitaria e requisiti minimi per uno studio odontoiatrico: misure invasive o aiuti da parte dello Stato?

La verifica dei requisiti minimi e delle autorizzazioni sanitarie

Per la legge i requisiti minimi devono essere rispettati da tutti, ma le poche verifiche messe in atto non davano garanzia che fosse veramente così e che tali requisiti venissero realmente rispettati.

Non solo: la mancanza di sensibilizzazione e formazione al riguardo ha portato al disinteresse da parte della categoria dei dentisti.

Si tratta di una situazione i cui effetti si vedono ancora oggi, con odontoiatri che hanno nozioni scarse e confuse sui requisiti minimi.

Ogni dentista prima di aprire lo studio è tenuto a conoscere e applicare tali requisiti, venendone a conoscenza anche con uno scambio di informazioni e competenze con i colleghi.

Le autorizzazioni sanitarie e i requisiti minimi in odontoiatria sono obbligatoriamente rispettati da tutti e sono dettate da diverse norme.

Un secondo decreto sulle autorizzazioni sanitarie

I requisiti minimi sono stati definiti già nel D.P.R del 14 gennaio 1997 e sono validi per tutte le strutture sanitarie. Tuttavia mancando la definizione specifica dei requisiti minimi questi venivano lasciati alle Regioni per la loro definizione.

Anche perchè, nel frattempo, un Tavolo Tecnico al Ministero aveva chiarito come in Odontoiatria non esistono interventi a basso rischio infettivo, dato che quanto avviene nello studio dentistico comporta rischi pari alle sale operatorie ospedaliere.

Da questa premessa è nata la nuova Intesa Stato Regioni, che definisce autorizzazioni sanitarie e requisiti per tutelare in paziente, dato che molti studi dentistici operano ed eseguono operazioni invasive senza chiedere l’autorizzazione al paziente.

Questa nuova regolamentazione prevede:

  1. autorizzazione all’esercizio obbligatoria per tutti gli studi dentistici;
  2. definizione di requisiti minimi specifici più stringenti senza distinguere più tra studi e ambulatori;
  3. creazione di una nuova categoria di strutture, composta dagli studi con più di cinque poltrone e otto collaboratori e soggette a requisiti ancora più stringenti.

L’aspetto più singolare relativamente ai requisiti minimi è dato da quei requisiti quali la protezione antisismica, l’adesione alle norme ISO 9001 e l’adeguamento dello studio per i disabili.

Si tratta, infatti, di situazioni a cui uno studio ai piani alti di un edificio in centro storico non può adeguarsi e, pertanto, la normativa dovrebbe escludere questi requisiti da quelli minimi essenziali.

Le autorizzazioni sanitarie e i requisiti minimi, infatti, dovrebbero avere a cuore la tutela del paziente e dei collaboratori, tuttavia ora è difficile contrastare una prassi ormai acquisita.

Conclusioni

Come vedi la disciplina in ambito di autorizzazione sanitaria e requisiti minimi è complessa e noi di Rc Medici consigliamo al dentista di informarsi attentamente sulle norme da seguire prima di aprire lo studio o l’ambulatorio, in modo da lavorare nel pieno rispetto della legge.

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