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La copertura delle spese di competenza dell’Ateneo, come saprai, avviene parzialmente mediante la contribuzione studentesca. Sul fronte del costo specializzazione, comunque, ci sono una serie di precisazioni e di informazioni che non puoi non conoscere circa quello che sarà il tuo futuro di medico specializzando.

Costo specializzazione: cosa devi sapere

Nonostante, come saprai, il MIUR (insieme alle Regioni) metta annualmente a disposizione borse agli studenti regolarmente iscritti alla Scuola di Specializzazione, rimane il fatto che il sistema contributivo sia anche regolato a livello locale. In particolare, sul fronte del costo specializzazione, la legge finanziaria 232 del 2016 indica che anche i medici in formazione specialistica siano tenuti al pagamento dei contributi studenteschi al pari degli altri studenti universitari. Questa contribuzione deve avvenire, dunque, secondo i criteri classici di gradualità, progressività ed equità. L’individuazione dell’ammontare per testa avviene con l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (definito ISEE). Riassumendo: i medici in formazione specialistica devono contribuire, secondo la propria capacità, alla copertura delle spese dell’Ateneo in cui prestano opera, al pari di ogni altro studente iscritto al corso di laurea.

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Il “paradosso fiscale”

Ai sensi, poi, della legge 398 del 1989, la borsa non comporta un gettito computabile: non è possibile l’individuazione del medico in formazione specialistica come nucleo a sé stante. Questo significa, in altre parole, che lo specializzando risulterà a carico, nell’attestazione ISEE, della famiglia d’origine e non come studente indipendente dalla stessa. Come poter risultare studente lavoratore? Da norma, il medico specializzando deve soddisfare due requisiti minimi per essere riconosciuto indipendente:

  • Residenza autonoma e diversa da quella del proprio nucleo, dichiarata da almeno due anni al momento dell’eventuale riconoscimento;
  • Dichiarazione di 6500€ annui, per la dimostrazione di un’autonomia reddituale.

Il “paradosso fiscale” riguarda il fatto che, oltre all’attività prevista durante la specializzazione, il medico specializzando non ha il tempo necessario per impiegarsi in un altro lavoro. Questa realtà comporta il problema di costituire un reddito sufficiente al fine di ottenere lo status di studente indipendente. Come è intuibile, questa realtà è resa ancora più complessa nel caso di specializzandi con figli.

Perchè si pagano le tasse?

Da ragionamento, le tasse pagate dagli studenti dovrebbero essere giustificate a fronte di un miglioramento costante della qualità e dell’offerta formativa proposta dalle Scuole di Specializzazione. Nella realtà, però, su questo fronte vi sono non poche discrepanze e disomogeneità. A fronte di quanto detto, quindi, una domanda che sorge spontanea a molti medici e futuri specializzandi è dove finiscano e a cosa servano concretamente i contributi studenteschi (costo specializzazione). Cerchiamo ora di capire il valore medio su base regionale del costo specializzazione in Italia.

Il costo specializzazione per ateneo: importi massimi

Può essere utile, al fine di comprendere meglio la tematica (e problematica) alla base di questo articolo, riportare alcuni dati effettivi dei costi medi e mediani della specializzazione nelle varie regioni dell’Italia (dati aggiornati al marzo/aprile 2019) e, quindi, dei vari atenei di loro competenza.

In media:

  • L’ateneo che prevede il pagamento minore in tutta Italia è quello di Sassari, che si aggiudica il primo posto con una media pari a 1.000€.
  • Più della metà degli atenei italiani (25 su 40, pari al 62.5% degli atenei totali) riporta valori (in termini di importi massimi che gli specializzandi devono versare) compresi tra i 1.000 e 1.999 euro;
  • In circa il 32.5% (pari a sua volta a 13 su 40) degli atenei italiani, il costo specializzazioni si aggira tra i 2.000 e i 2.999 €;
  • Sono solamente due gli atenei che richiedono importi che raggiungono come valore massimo cifre tra i 3.000 e i 3.500 €. Si tratta dell’Università di Perugia e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma).

Sul fronte degli importi massimi previsti dagli atenei italiani, calcolando la media complessiva si ottiene un valore pari a 1.874,32 € (mediana: 1.902€).

Costo specializzazione per ateneo: importi minimi

Sul fronte degli importi minimi previsti dagli atenei, in media si osserva che:

  • Poco più della metà degli atenei (22 su 40, pari al 55% degli atenei totali) riporta i valori minimi per la contribuzione in un intervallo tra i 1.000 e i 1.900 €;
  • Un valore compreso tra i 2.000 e i 2.900 € è previsto invece per circa il 9% degli atenei italiani;
  • Sono sette gli atenei che si collocano sotto queste soglie di importi minimi, per un totale di 17,5%. Due di questi sette (5%) sono gli atenei di Verona e Catania, che addirittura prevedono importi minimi al di sotto dei 500 €.
  • L’unico ateneo al di sopra dei valori elencati (sul fronte del tetto minimo) è quello dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con i suoi 3.500€.

Effettuando un semplice calcolo, si verifica che la media del costo specializzazione minimo si aggira intorno ai 1.574,93 € (mediana 1.506€)